Saturday, May 12, 2007

Connessioni

Tante, strane e belle in queste settimane.
Due settimane fa vado ad una cena senegalese (ottima) parlo con una gentilissima signora, e le racconto di un politico di un piccolo Comune dalle mie parti, pensando che è un tipo che piacerebbe a lei.

Vengo a sapere che è suo fratello. L'intelligenza acuta è di casa.

Una settimana dopo vengo apostrofata da un signore gentilissimo (pure lui politico di un piccolo Comune dalle mie parti) con le parole: "Allora Calamity, hai conosciuto mio fratello!"

Vengo a sapere che ho appena fatto una settimana di Pedibus per la scuola con suo fratello che mi ha battezzato Calamity (per qualche motivo gli ricordo la nota pistoliera nonché psicopatica Calamity Jane). La simpatia è di casa.

Ieri sera vado alla presentazione di un piccolo grande libro (non ci sono tracce su Internet) con piccoli grandi testi di non oltre 10 righe per pagina e piccoli grandi acquerelli (gli originali misurano 10x15) in una piccola grande biblioteca di un piccolo grande paesino.

Vengo a sapere che la pittrice è sorella di una mia studentessa di 17 anni fa. La genialità (nonché risata cosmica) è di casa.

Tutte queste connessioni sono culminate con una bellissima e inattesa connessione: ciò che doveva essere una presentazione è diventata, per gli autori stracoinvolgenti e il piccolo grande pubblico (eravamo in 10), una chiacchierata tra di noi. E dato che il libro è nato dopo una lunga depressione dell'autore, l'argomento era "la felicità".

Oh no, direte voi, una pallosa serata di pretenziosa filosofia paesana del cavolo in una bibliotecuccia iper-provinciale.

Eh no, dico io, umorisimo, risate, realismo.

Le conclusioni, che potete confermare o rifiutare:

- la felicità non sta nel macrocosmo ma nel microcosmo. Sta nelle piccole cose, i dettagli.

- la felicità ha bisogno di una connessione, un rapporto, l'altro: il mio nome non mi serve se nessuno lo usa; il mio nome non suona mai bene sulle mie labbra come sulle labbre dell'altro.

Quello che mi ha fatto chiedere alla pittrice se conosceva o forse era parente della Signora M.A. era la risata, una risata alla faccia dell'universo. L'ultima volta che l'ho sentita era quando la Signora M.A., antropologa specializzata nei paesi degli Himalaya, è arrivata a lezione annunciando che l'intero suo libro, quasi finito, era andato perso per una malfunzione del suo computer.

Io a quel punto sarei già stata recuperata dall'unità mobile dei servizi d'emergenza del reparto psichiatrico per un urgente ricovero coatto.

Lei ha fatto quella risata cosmica e ha detto:

- cosa vuoi, lo scriverò meglio la seconda volta.
PS Ho scoperto che l'autore del libro, Don Rinaldo Venturini, fa parte dei City Angels di Varese, gruppo di cui fa parte Morgan a Roma, che di connessioni ne sa qualcosa, e per coincidenza tra le sue tante notizie sul lavoro che svolge per i senzatetti della capitale, proprio oggi ha scritto, indovinate, di connessioni, di affinità, di rapporto. La pittrice autore degli acquerelli è l'Architetto Maria Grazia Sironi, il titolo del libro "Tutti alla Festa".
E potevo mancare IO alla presentazione di un libro con codesto titolo?

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3 Comments:

At 10:53 PM , Blogger angelo said...

Il mio nome non mi serve se nessuno lo usa. Lo sai che hai scritto uno di quegli aforismi che se riesce ad uscire dalla cerchia di noi quattro gatti è destinato a finire sui libri? Bellissimo! E vero.

E' assurdo, è sbagliatissimo pensare che l'egoismo, il rinchiudersi, possa portare in qualche modo ad essere felici. La felicità, come dici tu, ha bisogno di essere condivisa, e parte sempre dalla nostra iniziativa, dal nostro sforzo di guardarsi intorno.

La felicità non richiede grandi sforzi, non richiede di essere raggiunta tutta e subito, non richiede generosità o di fare i fioretti per cercare di essere più buoni: richiede soltanto che la si cerchi, onestamente, guardando dentro a noi stessi cosa ci fa stare meglio.

Allora si scoprirà che non c'è niente che alleggerisca il cuore come la consapevolezza di aver fatto stare bene qualcuno, che non c'è niente di più bello del sorriso di un bambino, che non è vero che essendo gentili con le persone queste si approfittano sempre di noi.

Hai ragione, sai: la felicità è fatta di piccole cose, ma concrete.
E di tanti amici intorno a noi.

 
At 2:11 PM , Blogger ASSU said...

D'accordo con Angelo. E aggiungo che mi piace anche: il mio nome non suona mai bene sulle mie labbra come sulle labbre dell'altro . Mi fa pensare a Gadda quando definisce l'io il più lurido dei pronomi. Troppo spesso ci riempiamo del nostro io, del nostro nome e non diamo ascolto a ciò che pensa l'altro.

Grazie per questa condivisione.
assu

 
At 3:51 PM , Blogger Bhuidhe said...

Angelo: niente di più malsano dei fioretti!
Assu: IOn effetti pare che "io" e "I" siano le parole più usate in italiano e in inglese - vorrà dire qualcosa no?

 

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