Saturday, May 05, 2007

Scotland the Brave (Grattacapo 2)


Dopo le elezioni scozzesi la Celt sperduta si sta di nuovo grattando il capo.
Prima di tutto il caos organizzato che ha lasciato fino a 100,000 schede (intorno al 5% del totale) invalidate. Il nuovo Governo propone un indagine. Ci credo bene!
La prima, storica vittoria dei nazionalisti (SNP) con loro storico leader Alex Salmond, porta ad una svolta importantissima nel panorama scozzese. Svolta che è anche un gran grattacapo per tutti gli scozzesi (non è una bufera di neve sopra la Scandinavia, è la forfora scozzese da tutto questo grattare) - avendo vinto 47 seggi contro i 46 dei laburisti, Salmond ora deve trovare alleati per formare una coalizione. Ma il problema è che nessuno, conservatori, laburisti, liberaldemocratici, verdi, independenti (a parte forse Margo MacDonald, donna formidabile che dimostra 45 anni dagli ultimi 30 anni, scissa dal partito nazionalista) ne vuol sapere. Che fare?
La Scozia è da sempre un paese che offre ben poco ai partiti di destra (a parte un numero spropositato di politici di grande capacità, emergenti dalle sue classi medie-alte). Per storia e cultura, è un paese che si colloca strenuamente a sinistra, in tutte le sue varie forme. Se andate a chiedere notizie ad un sindacalista a Portsmouth (costa sud dell'Inghilterra ndj) questo vi risponderà con accento scozzese. C'è una sinistra industrialista nata nel '800, una delle culle del socialismo europeo; Gramsci era di casa e veniva a presenziare sulle tribune scozzesi insieme a figure come John MacLean, grande pioniere, stimato da Lenin, che tra altre cose è riuscito nonostante la sua umile nascita da figlio da un lavoratore al cantierie navale a tradurre le opere di Gramsci in inglese. (Funerale di MacLean). C'è una sinistra intellettuale nata nei salotti di Edinburgo, nelle università. E c'è una sinistra culturale che non sapeva di esserlo finché qualcuno non ha inventato la politica e gli ha appicciato sopra l'etichetta "gente di sinistra" - un fatto culturale che deriva da oltre un millennio di organizzazione sociale celtico.
Ierarchico sì, ma senza l'automatica eredità di una corona - fino al medioevo si discuteva in assemblea il successore più idoneo. Oligarchia, ma nessuno moriva per aver protestato. Dal medioevo in poi nessun re morirà tranquillo nel suo letto - chi pensa di farcela senza il consenso collettivo paga il prezzo. L'organizzazione è collettiva, il clan, il bene del gruppo prima del bene proprio, una specie di welfare state. Una mentalità che difficilmente si troverà nel liberal-capitalismo della Rivoluzione Industriale. La Chiesa dal '500 in poi prende una forma che base ogni cosa sul dibattito: la forma presbiteriana permette ai litigiosi scozzesi, che per nulla al mondo rinunciano alla possibilità di un bellissimo, succulente, dibattito, di discutere persino in Chiesa (eleggendo il Capo una volta all'anno). L'educazione, da sempre più avvanzata e più largamente partecipata in Scozia che in Inghilterra, nonostante la più pesante povertà. Le scuole gratuite presso la parocchia hanno assicurato che dal '700 in poi gli scozzesi erano il popolo con minor analfabetismo d'Europa: nel 1800 9 medici su 10 in Gran Bretagna uscivano dalle numerose unversità scozzesi (più socialmente aperte di quelle inglesi, chiuse ad un élite sociale).
E quindi la vera battaglia in Scozia non è mai stata quella di destra contro sinistra. La destra sa che non vincerà mai una maggioranza in Scozia e non ci prova nemmeno. La battaglia è tra la sinistra e i nazionalisti. Finora c'è sempre stata vittoria per i Laburisti, che nemmeno tanti anni fa vincevano quasi ogni seggio in Scozia.
Quindi il grattacapo è: ma hanno vinto i Nazionalisti o hanno perso i Laburisti di Tony Blair (che ha subito perdite dappertutto)? I Nazionalisti VERAMENTE riuscieranno a guidare, ad esattamente 300 anni dall'Unione dei Parlamenti (1707) la Scozia verso totale independenza? La Scozia ha un cuore independente, ma ha anche le risorse economiche? Turismo e petrolio (che finirà prima o poi) bastano per sostenere l'inevitabile apparato burocratico che ci vuole per governare 5 milioni di persone? Non so, è una domanda vera. Studierò.
La Scozia ha già un sistema legale diverso, un sistema scolastico diverso, un sistema sanitario diverso, una Chiesa diversa, un'organizzazione comunale diverso, ce la facciamo a fare il salto finale?
L'unica cosa che mi auguro è che i miei connazionali hanno ragionato con la testa, ascoltato profondamente il cuore, e non hanno guardato troppe volte Braveheart dopo qualche lattina di Tennant's Special di troppo.
E chi sia Salmond e non Mel Gibson ad aver vinto le elezioni.
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The Scottish Parliament elections see the lost Celt once again scratching her head.
First of all, regarding the shameful chaos which has seen 100,000 ballot papers (around 5% of the total) discounted. The new Government wants an enquiry. I'll bet it does!

A first, historic SNP victory for leader Alex Salmond sees a seminal change in the Scottish political panorama. A change which leaves Scotland scratching its head (that's not a snowstorm over Scandinavia, it's Scottish dandruff from all this headscratching). 47 seats against Labour's 46 mean that Salmond now has to find allies for a coalition. But the problem is that, apart perhaps from the historic nationalist Margo MacDonald, who stood as an Independent (an incredible woman who appears to have been 45 for the past 30 years) no one wants to know. What to do?

Scotland has never had much truck with the political right (apart from providing an outrageous number of its best politicians, mainly from the middle and upper classes) . Its history and its culture place it firmly on the left. If you go and speak to a Trades Union leader in Portsmouth, you'll get an answer with a Scottish accent. There's an industrial left which developed in organised form from the late 1800s on: Scotland is a cradle of European socialism, Gramsci was at home on Scottish platforms along with the likes of John MacLean (admired by Lenin), who translated his works from Italian into English (despite his humble birth as a shipyard worker's son) - (his funeral); there's an intellectual left born of the genteel living rooms of Edinburgh, and of the universities. And there's a cultural left which didn't know it was until politics were invented and someone came along and planted a label saying "left" on it, a cultural fact deriving from over a millennium of Celtic social organisation.

Hierarchical yes, but without the automatic inheritance of a crown - until the Middle Ages the crown was assigned after due debate. An oligarchy, but one where no one got done in for having spoken out. From the Middle Ages on no Scottish king will die in his bed - whoever thinks they can get by without collective consensus pays a heavy price. Scoiety is collective, the clan, the good of the group before the good of the individual, a sort of welfare state. A mentality that will never quite fit into the Capitalist Liberalism of the Industrial Revolution. From the 16th century on the Church takes on a form that bases every decision on debate: presbyterianism permits the argumentative Scot, who for nothing on this earth will give up a chance to have a good-going tasty debate, to have their say even in Church (the Head gets elected once a year). Education has always been more advanced and more available in Scotland than south of the Border, despite more widespread poverty. Free parish schools meant that even in the 1700s Scots were one of the most literate nations in Europe. In 1800, 9 out of 10 doctors in teh UK graduated from Scottish Universities (more socially open and less élitist than their English counterparts).
The real political battle in Scotland has never really been right against left. The right knows it will never win a majority in Scotland and doesn't even really try. The battle is between the left and the nationalists. Up to now, the victory has always been Labour's, winner up till recently of almost every seat in Scotland.

So here's the headscratcher: have the nationalists won or has Labout lost? Will the SNP really manage to guide Scotland to full political independence at exactly 300 years from the Union of the Parliaments? Scotland has an independent heart, but has it also got independent economic resources? Are tourism and North Sea Oil (which will finish sooner or later) enough to sustain the inevitable bureaucratic apparatus needed to govern 5 million people? I don't know, that's the truth, I need to study.

Scotland already has an independent legal system, educational system, health board, Church, administration. Will it manage to make that final leap?

The only thing I hope is that my fellow Scots have thought this out lucidly, that they have listened to head and heart, and that they haven't watched Braveheart once too often over a can too many of Tennant's Special.
I hope it's Salmond and not Mel Gibson who's won the elections.

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3 Comments:

At 9:31 AM , Blogger matteo said...

Bel post, che mi ha permesso di farmi un'idea più precisa della situazione politica nella tua... prima patria. C'è una cosa che non mi è chiara, però. Qual è lo sfondo ideologico del partito nazionalista? Si colloca in parte nella tradizione che hai descritto o prende altre strade? Comunque, sfondi una porta aperta: abbasso Mel Gibson :)

 
At 11:40 AM , Blogger angelo said...

Davvero interessante questo spaccato di storia politica scozzese, dal quale si capisce anche il profondo amore e rispetto che hai per la Scozia e la sua popolazione. E cosa pensi degli inglesi :-)
Una riflessione importante è la differenza profonda che esiste tra destra e sinistra, qui non sufficientemente chiara, forse anche a causa della connotazione sociale della destra in epoca fascista, a cui sempre si fa riferimento in Italia.

In realtà a sinistra sta la solidarietà sociale, la cultura diffusa, il welfare, il rispetto per l'individuo, l'amore per il proprio popolo inteso come unione delle persone che lo compongono. A destra l'egoismo individuale.

Non conosco l'ideologia politica che si nasconde dietro il nazionalismo scozzese, ma non penso che un popolo così orgoglioso delle sue tradizioni democratiche possa cadere nelle tentazioni del nazionalismo di destra, anche se l'interpretazione del voto in Italia sarà sicuramente quella.

Mel Gibson non mi dispiaceva come attore per la sua aria da australiano pazzo, ma come regista e ancor più come sceneggiatore secondo me non vale granché. In più ha una vena di masochismo truculento che è sinceramente inquietante, e che sembra accentuarsi con il passare dei film.

 
At 10:36 PM , Blogger Bhuidhe said...

Matteo: il problema è essenzialmente questo credo: grandissima parte dei nazionalisti è anche di stampo socialista (qualcuno tenderebbe forse verso il partito centrista dei Liberal Democrats che comunque ha un seguito dignitoso). Quindi ci troviamo socialisti contro socialisti, soltanto che per qualcuno è più importante farlo in una Scozia independente, per altri ha più senso politico-economico farlo in un contesto più grande.
Una volta che la Scozia dovesse magari scindere, emergerebbe probabilmente una situazione di due grossi partiti "più" e "meno" di sinistra con rispettabile partito centrista (un po' allargato) e un numero inalterato di Conservatori a rappresentare la destra.
Il partito nazionalista è un "mixed bag" di romantici nostalgici,vecchi socialisti pre-Blair, nuovi socialisti post-Blair, liberali e centristi.
Se ci sarà l'independenza ci sarà una gran festa ma il giorno dopo ci sarà una confusione terrificante mentre tutti cercano di collocarsi da qualche parte (dal centro verso sinistra, escludo la destra) e qualche bizzarro partito tipo "Partito per il Gaelico, le Pecore Cheviot e i marciapiedi in tartan" nascerà per i vecchi nostalgici che non avevano un disegno politico preciso.

Angelo: certamente destra e sinistra sono cose diverse in Gran Bretagna, non avendo mai avuto una destra espressa in maniera terribile come il fascismo. Il peggio è stato Thatcher, ma siamo sempre nel contesto di un governo democraticamente eletto.
Ci sono stati governi di destra che in quel momento erano la cosa giusta, ed erano un ogni caso l'espressione democratica del sentimento nazionale. Churchill era un uomo di destra, c'era qualcun altro che poteva fare meglio il lavoro in quegli anni?
Thatcher ha fatto un grosso danno alla destra. Io conosco persone che si definiscono "conservatori" e che hanno votato sempre a destra, ma se li vai a parlare, si svelano quello che noi qui in Italia defineremo "di sinistra" - forte senso della collettività, della responsibilità personale verso l'altro, del senso di stato. Thatcher ha fatto dei danni terribili in questo senso.
In Scozia non c'è e non ci sarà mai un nazionalismo di destra, non ci sarà mai quello che io nel mio immaginario considero ciò: un nazionalismo da bullo, aggressivo, che deve prevaricare, che deve mostrare i muscoli.
Gli scozzesi si sono sempre sentiti semplicemente scozzesi. Non è un'identità reacquisita, non è mai stata persa. Se qualcuno mi chiede la mia nazionalità rispondo: scozzese. Non è una provocazione, è così. Ho gli occhi azzurri, ho quattro dita e un pollice per mano e sono scozzese.
E io mi chiedo, dopo William Wallace e Gesù, chi è il prossimo per il trattamento Mel??? Stalin? Freud?

 

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