Monday, November 12, 2007

Poppies


L’11 novembre in Gran Bretagna ha tre nomi: Armistice Day, Remembrance Day, Poppy Day. Tre nomi che portano dolorosi brandelli di storia.

Armistice: l’armistizio. Firmato l’11 novembre del 1918 dopo la “guerra da finire tutte le guerre”. Un macello, migliaia e migliaia di giovani, figli, mariti, papà, fratelli, amici, mandati “over the top” dalle trincee a morire in pezzi, o “hanging on the old barbed wire” – impigliati sul filo spinato (avete mai visto quelle spine? Sono grosse come ananas, taglienti come lame). Se non morivano prima con i polmoni distrutti dal gas. La vita media di un sottotenente over the top era 15 minuti. Nella battaglia della Somme nel 1916, più di 19,000 morti soltanto il primo giorno.

Remembrance: non ti scordar di noi: eroi patriottici morti nel nome di un valore o agnelli mandati al macello da un sistema socio-politico moribondo che ha ammazzato milioni di persone insieme a se stesso, cosa importa. Ricordatevi che anche noi avevamo il diritto di vivere, come voi, e ci è stato tolto.

Poppy: papavero. Non quello dell’opio, non quello che porta il male della dipendenza e la criminalità associata. Ma quello dei campi di Francia. Simbolo di ironia sublime – nella sua fragile, rossa bellezza, cercando di sopravvivere accanto ai fragili, rossi cadaveri di un’intera, bellissima, generazione.

Ogni anno per l’11novembre in Gran Bretagna si indossa un papavero rosso di carta e si versa un contributo all’associazione per i soldati invalidi. Non puoi uscire di casa senza il tuo poppy. E’ una vergogna. Si vendono per la strada, nei negozi, negli uffici, si fa il giro delle classi nelle scuole. Tra quei bambini ora ci sono i nuovi orfani di guerra, quelli dell’Iraq, l’ultima di una lunga e nobile stirpe di folli totali. Una guerra pazza.

Ogni anno per l’11 novembre si tiene una serata di commemorazione al Royal Albert Hall. E’ per lo più una serata di celebrazione della memoria di tutti quanti distrutti dalla guerra, se cerca di festeggiare il coraggio e l’onore di questi giovani. Ma poi non ci si riesce più, e ogni anno, c’è il momento dei papaveri.

Il Royal Albert Hall è grande. E’ un auditorium costruito sul modello palchi e platea, come la Scala. Ogni anno si tende attraverso l’intero soffitto una rete. Nella rete ci sta un papavero per ogni persona morta in guerra dalla Grande Guerra ad oggi. E ogni anno quella rete pesa di più. Ogni anno tutti sanno come sarà, e si sente l’apnea. Nel più totale silenzio, si apre la rete. E piove papaveri. Scendono, scendono, scendono, lenti come la neve, ballando nell’aria. Passano i secondi, passano i minuti, e quell’enorme spazio è ancora pieno di papaveri che scendono, scendono, scendono. Arriviamo a 3 minuti, a 4 quattro minuti, e nel più totale silenzio ognuno porta un macigno sul cuore e guarda vita dopo vita, speranza dopo speranza, scendere ballando verso la sua ineluttabile fine. Siamo a 5 minuti, e ancora scendono i papaveri. E il silenzio è pesante. Chi è lì stringe una mano. Chi è a casa cerca i suoi figli, se li stringe a se in silenzio e ringrazia Dio con ferocia che ci sono ancora.

E scendono e scendono, ma non li vedi più per le lacrime.

E scendono e scendono e non si può scordare l’orrore.


13 Comments:

At 10:43 PM , Blogger ASSU said...

Ogni parola aggiunta al tuo post è superflua. Le lacrime: restano solo quelle. Non c'è applauso.

Ti abbraccio.
Grazie.
assu

 
At 9:37 AM , Blogger Bhuidhe said...

Assu: grazie a te.

 
At 12:16 PM , Blogger Astrid said...

non sapevo di questa ricorrenza ma proprio l'altro giorno ho riascoltato una canzone in tema
Green Fields of France


And did they believe when they answered the cause
Did they really believe that this war would end wars
Well the sorrow, the suffering, the glory, the pain
The killing and dying was all done in vain
For young Willie McBride it all happened again
And again, and again, and again, and again.

 
At 2:35 PM , Blogger Bhuidhe said...

Astrid: grazie della segnalazione, azzecatissima. La canzone la conosco bene, è di Eric Bogle, un grande. Ecco le parole per intero per chi le vuole leggere, peccato che la melodia non ve la posso cantare, ma magari c'è su You Tube da qualche parte.


Well, how do you do, Private William McBride,
Do you mind if I sit down here by your graveside?
And rest for awhile in the warm summer sun,
I've been walking all day, and I'm nearly done.
And I see by your gravestone you were only 19
When you joined the glorious fallen in 1916,
Well, I hope you died quick and I hope you died clean
Or, Willie McBride, was it slow and obscene?

Did they Beat the drum slowly, did the play the pipes lowly?
Did the rifles fir o'er you as they lowered you down?
Did the bugles sound The Last Post in chorus?
Did the pipes play the Flowers of the Forest?

And did you leave a wife or a sweetheart behind
In some loyal heart is your memory enshrined?
And, though you died back in 1916,
To that loyal heart are you forever 19?
Or are you a stranger without even a name,
Forever enshrined behind some glass pane,
In an old photograph, torn and tattered and stained,
And fading to yellow in a brown leather frame?

The sun's shining down on these green fields of France;
The warm wind blows gently, and the red poppies dance.
The trenches have vanished long under the plow;
No gas and no barbed wire, no guns firing now.
But here in this graveyard that's still No Man's Land
The countless white crosses in mute witness stand
To man's blind indifference to his fellow man.
And a whole generation who were butchered and damned.

And I can't help but wonder, no Willie McBride,
Do all those who lie here know why they died?
Did you really believe them when they told you "The Cause?"
Did you really believe that this war would end wars?
Well the suffering, the sorrow, the glory, the shame
The killing, the dying, it was all done in vain,
For Willie McBride, it all happened again,
And again, and again, and again, and again.

© Eric Bogle

 
At 9:55 PM , Blogger angelo said...

Da ieri ho nella mente quei papaveri che scendono nella Royal Albert Hall. Li immagino piume tinte di sangue e non riesco a pensare ad altro...

 
At 9:03 AM , Anonymous BiancaC said...

splendido. Grazie

 
At 11:21 AM , Blogger Antonio from Italy said...

Non sapevo di questa ricorrenza...
Vengono brividi e lacrime!!!

 
At 12:30 PM , Anonymous cybbolo said...

Hai un modo di raccontare così scarno, e così ficcante al contempo, che commuove davvero.
E ora so qualcosa di più

 
At 7:01 PM , Anonymous settantasette said...

Che bel leggere.
(You left me speechless. Great writing ;))

 
At 7:26 PM , Blogger Astrid said...

c'è su youtube con un video in tema
http://www.youtube.com/watch?v=ZrQnnZJ68Xo

 
At 10:16 AM , Blogger Bhuidhe said...

Angelo: so che vedi tante cose simili durante le tue giornate lavorative sulle autostrade, sei particolarmente sensibile.

biancac: grazie, e grazie anche della visita.

Antonio: se sono riuscita a communicare qualcosa del momento, mi rendi felice (forse non la parola adatta, ma mi capisci).

Cybbolo: si può scrivere tanto, ma poi bisogna trovare terreno fertile nel lettore: grazie.

Settantasette: thank you, you're very kind (and good at English)

Astrid: grande - grazie mille. Non riesco a vedere You Tube perché non ho la ADSL, mi hai fatto un favore.

 
At 4:42 PM , Blogger Mark said...

bel blog mi piacerebbe fare uno scambio link,questo è il mio:

http://mark-be.blogspot.com/
IL BLOG DELLA SIMPATIA
fammi sapere

 
At 5:46 PM , Anonymous Laura Costantini said...

Cara Jane,
ricordo che quando mi trovai in Gran Bretagna i papaveri erano ovunque e io non sapevo a quale ricorrenza fossero legati. Me lo feci spiegare e mi sembrò un modo poetico e concreto di dire no a tutte le guerre del mondo. Poi, come sappiamo, i fatti hanno spinto anche gli inglesi, come noi, come molti paesi europei, ad imbarcarsi di nuovo in guerre inutili. Ma l'esempio del ricordo e la suggestione di quei papaveri resta. Un bel post, davvero.
Laura

p.s. non so se Assu ti ha anticipato qualcosa riguardo alla proposta di essere anche tu vittima delle nostre interviste delle iene in coppia proprio con la nostra Altieri. Che ne pensi?

 

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