Thursday, November 01, 2007

Libri e Lampionai


In un momento particolare, pieno di ricordi e del bramare, di Hallowe’en e autunno e colori e profumi atavici, ecco che senza rendermene conto mi sono presa dallo scaffale dei libri non letti (che gronda, gronda tutto il giorno e si lamenta e geme, e mi supplica di fargli digerire che questo peso sullo stomaco di tante parole non ancora lette e digerite lo fa morì), dicevo, mi sono presa dallo scaffale un libro che non mi ricordavo neanche di avere. Ma che da buon libro ha saputo proporsi nel momento suo: Il Lampionaio di Edimburgo di Anthony O’Neill.

Una lettura lenta, di altri tempi. Dei personaggi che prendono il loro tempo, insistono con il lettore che abbiano il tempo per spiegarsi, per finire il discorso. Il trama? Ma sì, che c’è tempo, ma prima dobbiamo spiegarti delle cose lettore frettoloso del 21° secolo troppo abituato ad avere tutto subito sul ADSL e poter godersi anni di storia tipo Guerra e Pace in una comoda versione film di 120 minuti. Noi siamo personaggio dei tempi delle carrozze, dei tre o quattro kilometri da percorrere a piedi, della cena cotta nel cammino se non c’è la stufa, dei lampioni e i lampionai.

Ma soprattutto è un libro di Edimburgo, città che amo come fosse una persona viva, in ogni suo umore, in ogni suo aspetto. Questo è un libro che percorre a piedi tutta la città, strade per via per vicolo, che riporta nelle viscere nere e umide dello spaventoso Cowgate (come i personaggi, non ci andavo neanch’io tanto tranquillamente, mi faceva paura), nello spazio e l’aria del parco di Hollyrood, nell’eleganza dell’ariosa e curvilinea New Town, ad ogni passo corro avanti ai personaggi e mi chiedo se gireranno a sinistra per scendere nel Grassmarket o a destra lungo Lothian Road, salgono su il North Bridge o scendono in Candlemaker Row?

La città come me la ricordo io da bambina, che poi è scomparsa. Una città nera, rivestita di secoli di fuliggine, una città che spaventa le bambine e suggerisce macabre storie gotiche dietro ad ogni porta, in fondo ad ogni vicolo. Ora una città che ha riacquistato il suo splendore dorato: l’età d’Oro, l’età dell’Illuminismo, quando smise di essere “Auld Reekie” (Vecchio Fumoso Puzzolente) e diventò “l’Atene del Nord”. La sua New Town in arenaria gialla, una città che splendeva, che luccicava, ma che con gli anni si uniformò con il nero e rimuginante Old Town. Ora ripulita, splendida, leggera, ariosa, dorata. Ma non nei tempi dei lampionai, di Jekyll e Hyde (tutti noi sappiamo che Stevenson stava pensando ad Edimburgo e non a Londra), dei Resurrectionists, di Burke e Hare, di Weir, dell’esecuzione di Sawney Bean e la sua famiglia-tribù. Quanto ho da raccontarvi!

Un’ottima idea visiva dell’Edimburgo del passato è nel film Mary Reilly con Julia Roberts e John Malkovich.

13 Comments:

At 10:57 PM , Anonymous Anonymous said...

Anche a me piace il ritmo lento di quei libri in cui trovi in qualche modo la sintonia con qualcosa della tua vita, un pensiero, dei ricordi, a volte semplicemente un sogno.

L'Edimburgo che descrivi è magica... cercherò quel film, anche se immagino che niente possa sostituire l'esperienza di una camminata silenziosa in quelle strade antiche e gli occhi stupiti di una bambina :-)

 
At 11:43 AM , Blogger Bhuidhe said...

Angelo: credo che il film rende bene, io ho riconosciuto tante cose.
Non è la città di oggi, 2007, che è molto più "leggera e chiara" e sta bene per esserlo, ma un modo per recuperare una realtà che comunque, come il passato fa sempre, ha lasciato un forte impatto sull'immaginario collettiva.

 
At 12:06 PM , Blogger Alberto said...

Scusa se latito un po' ma è uno strano periodo.
Ti leggo sempre molto volentieri, però. ;-)

A reader hug :-)

 
At 5:43 PM , Anonymous Anonymous said...

Adoro Edimburgo. Credo che se dovessi scegliere una citta' estera dove trasferirmi, sarebbe la prescelta per la bellezza, il fascino, gli scoiattoli nel parco, il sorriso degli scozzesi, le nebbie, i lampioni e quel qualcosa che ti fa scorgere sempre qualcosa di piu' nelle ombre della sera.
Laura

 
At 5:34 PM , Blogger Bhuidhe said...

Alberto: grazie! :-)

Laura: eh sì, stai attenta nella nebbia, non si sa mai... E' una città che fa lavorare la fantasia e l'immaginazione :-)

 
At 11:25 AM , Anonymous Anonymous said...

Fai venire voglia di andare a Edimburgo. Un po' di fuliggine sarà rimasta! Sai che non sono mai stato in Gran Bretagna, in nessuna parte del Regno Unito? Prima o poi dovrei rimediare! Un bacio!

 
At 1:52 PM , Blogger Bhuidhe said...

Carlo: credo che sia, tutta (inclusa l'Inghilterra, quella piccola appendice al sud della Scozia) un posto molto ricco che può dare molto ad una persona umanamente e culturalmente attenta come te. E questo è molto detto da una scozzese! :-) Non è vuoto patriotismo, è che da quasi 20 anni ormai la visito come turista, e non smetto mai di trovare qualcosa di nuova.

 
At 11:11 AM , Blogger matteo said...

Mary Reilly! La prima volta che l'ho visto è stato in televisione, diversi anni fa, a un orario improponibile. Cercavo di stare sveglio a tutti i costi ma alla fine devo essermi addormentato per forza, perché la scena di sesso esplicito tra Julia Roberts e Mr. Hyde non l'ho più ritrovata nelle visioni successive:-)
Scherzi a parte, l'atmosfera era davvero magica in quel film. A proposito di atmosfera, io invece mi sono messo a leggere ieri un libro che avevo in casa da molto tempo e avevo preso senza troppa convinzione in un Libraccio: "Romanzo della pioggia" di Karen Duve. Malgrado le premesse non tanto originali, dopo una settantina di pagine devo dire che i due protagonisti e la location (una casa vicino a una palude ad alcuni chilometri da Amburgo) hanno fatto presa in me come un'erba gramigna...

 
At 11:25 AM , Blogger Bhuidhe said...

Matteo: scena di sesso esplicito?? Devo essermi pure addormentata - credevo la Roberts non facesse queste cose! Io ho trovato tenerissima la scena quasi finale quando si corica invece con l'amato Dr Jekyll (ma non svelo perché!)
Magari mi potrai prestare il libro? E scrivi poi una recensione per Letture e Riletture. (La mia ultima porta un "warning" come fosse un pacchetto di Marlboro - una fonte di orgoglio per me! ;-)

 
At 12:19 PM , Anonymous Anonymous said...

ah, sì, come no, io ci sono stato, a Edinburgh.
O era Rothemburg?
o Hamburg.
Be', adesso non mi ricordo, ma che diffenreza ci sarà, in fondo?

 
At 12:35 PM , Blogger Bhuidhe said...

Effe: buona la birra eh? Bionda, rossa o scura? ;-)

 
At 12:31 PM , Anonymous Anonymous said...

queste scele mi distruggono.
La tensione, sai.
Tutte e tre.

 
At 2:37 PM , Blogger Bhuidhe said...

Effe: saggia decisione, approvo.

 

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