Friday, September 28, 2007

Patrimonio ricco


Basta leggere di quello che succede in Myanmar in questi giorni per apprendere senza il minimo stupore, ma quasi con quella soddisfazione logica che offre l'ultimo pezzo del puzzle trovato finalmente sotto il tavolo, che l'uva contiene un patrimonio geneticamente più ricco di quello dell'essere umano.


Il chicco d'uva pare abbia numericamente più geni di noi.


E forse un grappolo d'uva, così geniale, avrebbe creato leggermente meno casino in Myanmar dei geni che governano attualmente.


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One only has to read what's happening in Myanmar at the moment to learn without the least surprise, indeed with that sense of logical satisfaction that one gets finding the lost last piece of a jigsaw under the table, that: the grape has more genes than the human being.


Perhaps it would not be outwith the realms of the reasonable to speculate that a bunch of grapes in government in Myanmar would have created slightly less trouble for the country than the bunch of human beings it is currently ruled by.

6 Comments:

At 12:39 PM , Blogger Alberto said...

FIRSTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT...
:-D

I hope that all that mess doesn't happen because of grapes and the related money: should be very, very sad. :-/

Please, don't call Myanmar the Birmania. ;-)

A freeBIRMANIA hug :-)

 
At 9:58 PM , Blogger Bhuidhe said...

Alberto: a free Burma hug back!

 
At 10:24 PM , Blogger angelo said...

Solitamente i dittatori più che al patrimonio genetico sono interessati al (proprio) patrimonio in banca.

Non mi sono messo niente di rosso oggi, mi sembrava una pagliacciata. Mi domando quanta gente qui capisca le motivazione che spingono quei monaci a sfidare il potere: troppo spesso noi ci limitiamo a fare il tifo. So che invece Enzo sarebbe andato...

 
At 9:48 AM , Blogger Bhuidhe said...

Angelo: mi ricordo quando ho letto cosa faceva il governo cinese in Tibet, altro paese buddista. Lastricavano le strade con le pietre incise con le scritture sacre. Così la gente non poteva camminare per la strada.

Sono d'accordo che siamo molto ignorante. Mi chiedo quante persone hanno appreso soltanto ora che Birmania ora si chiama Myanmar. Non sono ben informata personalmente - un po' legato al tuo discorso dell'informazione è il fatto che uno vorrebbe sapere tante di quelle cose ma poi tra una gita al supermercato e una supervisione dei compiti i giorni scappano.

Sarebbe perfetto una specie di Wikipedia di notizie in "pillole" con link - così ti spari la base di quello che succede e poi quando puoi sai dove andare per approfondire.

E' frustrante!

 
At 9:49 AM , Blogger Bhuidhe said...

PS Probabilmente non c'è avversario più temibile che un monaco buddista. Sta su un piano diverso e non c'è più nulla che lo spaventi.

 
At 5:14 PM , Blogger angelo said...

Io credo - ma qui ci sarebbe da sviluppare tutto un argomento - che esista una differenza sostanziale nella visione del mondo. Il buddismo è una filosofia di vita abbastanza semplice, ma poiché richiede un'adesione critica, autentica, altrimenti non funziona, è molto difficile da vivere giorno per giorno. Un monaco, che ne ha fatto il perno della vita, inserito in un contesto che ne rafforza le convinzioni, mette in pratica come ogni buddista il principio dell'alleggerimento della retribuzione karmica, cioè cerca di vivere secondo giustizia accettando le sofferenze nella certezza che nella prossima manifestazione di sé vivrà siuramente in una condizione di maggiore felicità. Per questo sono capaci di affrontare senza alcuna difesa soldati armati: perché sanno che la morte non esiste, in quanto non è uno stato permanente, e che il loro futuro sarà migliore.

Nello stesso tempo i soldati sono riluttanti perché sono consapevoli che colpendo dei monaci attireranno la rovina sul loro futuro, sulle loro famiglie e anche su quella dei loro genitori, secondo il principio di causa ed effetto.

Questo non toglie che come da tutte le parti del mondo ci sono belve sanguinarie, ma il pensiero occidentale è relativistico, quello orientale no: è solo flessibile.

 

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